“Una scuola può tutto”
– Simonetta Salacone
Quando abbiamo progettato le Scuole Aperte, abbiamo immaginato mille luci che si sarebbero accese in tutta la città, in tutti i quartieri, il pomeriggio, la sera, nei fine settimana.
Lo abbiamo fatto con la consapevolezza che Roma ha una sua specifica complessità, con quasi 3 milioni di residenti (e un numero molto maggiore di abitanti), 15 Municipi, ciascuno delle dimensioni di una medio-grande città italiana, 1200 plessi educativi e scolastici dai nidi alle superiori, circa 340 scuole pubbliche, tra Istituti Comprensivi e Secondarie di secondo grado. Questa estensione esprime al suo interno disuguaglianze feroci, con il
numero di laureati dei quartieri del centro che arriva fino a otto volte quello di alcune aree delle nuove periferie extraGRA, e dove la zona di nascita può essere ancora predittiva dei percorsi e delle possibilità futuri.
In questo scenario, le scuole sono l’istituzione di prossimità più capillare sul territorio e il luogo dove più che in ogni altro quelle diseguaglianze si possono combattere. Non in tutti i quartieri di Roma ci sono un cinema, un teatro, uno spazio sociale, ma in tutti c’è una scuola. Tenere aperte le scuole ha quindi un significato che va ben oltre le attività extracurricolari, significa tenere vivi e accesi, in ogni angolo della città, presìdi educativi e luoghi dedicati alla comunità.
Il progetto delle Scuole Aperte nasce a Roma dopo la pandemia e prende avvio ascoltando e valorizzando alcune esperienze che si erano già autodeterminate in modi diversi, su iniziativa delle scuole e delle associazioni dei genitori o degli studenti, con cui abbiamo stretto alleanze preziose. La povertà educativa, la sofferenza psicologica e sociale di bambine, bambini e adolescenti e l’isolamento delle famiglie, emerse allora in modo dirompente, rappresentano una delle grandi questioni del nostro tempo e le scuole restano uno degli ultimi grandi luoghi collettivi, intorno a cui spontaneamente si forma e resta connessa una comunità, unita per un certo numero di anni da obiettivi e percorsi simili, capaci di stringere legami di solidarietà anche tra gli adulti. Non dimentico mai la volta in cui uno dei
referenti di un’associazione genitori ci disse che metteva tutto quell’impegno nelle attività di apertura extracurricolare perché semplicemente questo lo rendeva più felice.
Le Scuole Aperte hanno generato relazioni e percorsi imprevisti, grazie alla
contaminazione reciproca con la città, tra generazioni diverse, tra addetti all’educazione e profani e sono diventate luoghi di opportunità capaci di moltiplicare l’offerta culturale e artistica dei territori, con le modalità che ogni Istituto ha scelto e cucito in base al contesto.
Nelle oltre 160 Scuole Aperte ci sono corsi di recupero scolastico (quelle che per tante famiglie italiane sono le “ripetizioni”, qui sono gratuite e sperimentano una didattica attiva, partecipata e per piccoli gruppi), laboratori, incontri e spettacoli. C’è la scuola di italiano, si implementano percorsi di educazione affettiva e alle relazioni e spazi di ascolto. Queste
attività coinvolgono studentesse e studenti ma anche i genitori e tutti gli abitanti del quartiere.
Questo progetto è parte di un programma, Roma Scuola Aperta, che delinea, attraverso diverse strategie e iniziative, un’idea di scuola inclusiva e democratica, che coltiva la cooperazione anziché la competizione e che sa che il merito non è calcolabile senza prendere in considerazione i contesti di crescita; una scuola che accoglie le differenze e sollecita il pensiero critico, che si interessa e discute di quello che accade nel mondo.
Una Scuola Aperta.